Una buona vendemmia, guardando al futuro. Le prospettive per l’anno venturo nel vigneto Italia

Cosa resterà degli anni ’80?” recita così il titolo di una ben nota canzone di Raf (Raffaele Riefoli) presentata nel 1989 in occasione del Festival di Sanremo. È proprio da questo interrogativo che, arrivando ai giorni nostri, in conclusione di questo tribolato e particolarmente funesto 2020, sarebbe doveroso condurre un’analisi su quel che resterà di questi ultimi 366 giorni e di quel che sarà nel tanto atteso 2021.

Partiamo, dunque, dal 3 Aprile 2020, quando accoglievamo con fiduciosa speranza i segnali di crescita più che positivi, (in epoca pre-covid) che emergevano dal report Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) relativo alla bilancia agroalimentare 2019, consegnandoci due evidenze:

Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari raggiungevano il record dei 44,4 miliardi di euro, per un totale complessivo pari al 9,4% del totale Italia di esportazioni di beni e servizi;

L’aumento, generalmente diffuso, nell’incremento delle esportazioni non solo in mercati storicamente presidiati, come UE (+ 2,6%) ma anche in mercati emergenti o di più recente presidio (+ 12,7%).

È evidente che, a causa della contingenza pandemica, lo scenario di riferimento dell’aprile 2020, ben diverso sarà rispetto a quello che analizzeremo nel 2021, tuttavia, ciò non implica che, in un momento storico così cupo, non vada coltivato l’esercizio della fiducia, alimentando una speranza che vede nell’agroalimentare in generale, ma anche e soprattutto nel comparto vitivinicolo, un elemento di riferimento per il sistema economico del “bel paese”.

A conferma di quanto detto, è più che incoraggiante il bollettino di previsione vendemmiale, pubblicato a inizio settembre 2020 dal lavoro congiunto di Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, in cui emerge il consolidamento del primato produttivo mondiale del “Vigneto Italia” con un totale previsionale stimato in 47,2 milioni di ettolitri per la vendemmia 2020, con un decremento rispetto alla vendemmia 2019 pari al solo – 1%.

Ad incoraggiare il comparto non è solo l’indicatore di tipo produttivo, ma anche quello di tipo qualitativo, con una stima sul totale vendemmiato di un notevole incremento in termini qualitativi delle uve raccolte, grazie alle abbondanti piogge dei mesi di novembre e dicembre 2019, che ben hanno alimentato le riserve idriche in vigna, ed anche alla mitezza climatica del primo bimestre 2020, seguite dall’abbondanza di piogge nel mese di marzo.

A fare da cornice a quella che si prospetta essere un’annata degna di menzione, è sicuramente un andamento climatico sostanzialmente positivo fino al periodo di rilevazione (agosto 2020) che dovrebbe, tuttavia, trovare una congrua conferma con il prossimo bilancio complessivo di dicembre. Da quanto emerge, è evidente come, in vigna, il comparto vitivinicolo italiano, nonostante la difficoltà del momento storico attuale, (elemento, questo, più che rilevante) ha saputo rispondere all’incertezza generata dal Covid-19 nel miglior modo possibile, ovvero sostenendo l’esercizio di una pregiata forma di viticultura che da tempo immemore, caratterizza il sistema vitivinicolo nazionale.

In tal senso il riferimento è più che correlato all’elevato livello di specializzazione non solo degli istituti di formazione scolastica e accademica, ma della classe agronomico – vitivinicola tout court intesa.  Sotto il profilo economico invece, due elementi, tra gli altri, sono sicuramente da tenere in giusta osservazione:

Andamento consumi;

Supporto alla digitalizzazione.

Con riferimento al primo parametro, è evidente come il Covid-19 ha impattato in maniera travolgente sui consumi di vino, mettendo in discussione sia le modalità di acquisto che quelle di consumo. Il lockdown nazionale del periodo marzo-maggio 2020 ha generato una ricaduta di duplice interpretazione:

In primo luogo, l’aumento di domanda in GDO, che solo nel primo semestre 2020 ha raggiunto quota +8% per le vendite in volume e + 9% per le vendite in valore rispetto allo stesso periodo nel 2019;

In secondo luogo, la chiusura del segmento Ho.Re.Ca. (che rappresenta per l’Italia, destinazione turistica evidentemente di rilievo a livello internazionale, un principale interlocutore) ha rappresentato un drastico calo per le vendite in generale di vino e, segnatamente, di vino appartenente alla fascia medio-alta.

La possibilità di un lockdown nazionale e non più a carattere regionale prende sempre più forma, consegnando molto probabilmente, uno scenario simile a quello di marzo, rispetto alle dinamiche di consumo e alle discrepanze, in termini di vendita, tra GDO e Ho.Re.Ca. In questo contesto, è da evidenziare come la modalità e l’opportunità di consumo di vino assumerà sempre più una dimensione di tipo familiare, e in tal senso l’interrogativo da porsi è se, esattamente come accaduto a marzo, aumenteranno i consumi di vino a denominazione (principalmente nel canale della GDO, soggetto la cui attività economica non dovrebbe subire alcuna limitazione di prosecuzione di attività).

In tal caso, sotto questo profilo, con ben 525 vini a denominazione di origine e indicazione geografica distribuiti tra DOCG, DOC e IGT, la “Cantina Italia” saprà offrire un ampio e pregiato paniere di beni ai potenziali consumatori finali. Con riferimento, invece, al parametro del “supporto alla digitalizzazione”, ampio è stato il dibattito animato in questi mesi. Sotto questo profilo, ritornare ad uno scenario pre- covid sarebbe più che deleterio! L’impatto della contingenza pandemica ha generato necessariamente un velocissimo processo di spinta verso una digitalizzazione che, in termini aziendali, sarebbe stato francamente difficile raggiungere nel medio termine.

Innovazione dei processi di gestione aziendale e digitalizzazione dell’attività d’impresa devono rappresentare non una mera necessità dettata dal momento storico, ma bensì la reale opportunità di sviluppo per l’impresa vitivinicola.

Su queste basi, congiuntamente ad un indefesso lavoro di supporto istituzionale, in termini sia formativi che economici, si deve incentrare l’attività di supporto alla promozione sui mercati esteri, (riferimento esplicito all’incremento della dotazione economica dell’OCM Vino, misura promozione) facendo grande attenzione non solo ai mercati maturi per il vino italiano, ma anche ai mercati potenzialmente in target, che già nel 2019, come precedentemente analizzato, possono rappresentare un elemento cruciale nell’affermazione delle nostre denominazioni.

In conclusione, nonostante la complessità del momento storico attuale e le difficoltà che scenari prossimi delineano, è evidente come il comparto vitivinicolo italiano ha reagito alla catastrofe pandemica con la più alta forma di resilienza, dimostrando il grande valore, non solo produttivo, ma anche occupazionale ed economico che lo contraddistingue. Su questi modesti spunti di riflessione, pratichiamo insieme l’esercizio della fiducia verso tempi migliori.

Simone Feoli