Alto Adige Wine Summit

Le sfide future della viticoltura altoatesina, tra cambiamenti climatici e un territorio dalle grandi potenzialità, sono state al centro del convegno tenutosi presso il NOI Techpark di Bolzano in occasione dell’Alto Adige Wine Summit, evento biennale organizzato dal Consorzio Vini Alto Adige, che dal 5 all’8 settembre ha riunito a Bolzano 150 giornalisti e professionisti di settore provenienti da ben 16 diversi Paesi.

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L’Alto Adige, con i suoi 330.000 ettolitri di vino prodotti in media ogni anno, rappresenta circa l’1% della produzione vinicola italiana. Viste anche le caratteristiche del territorio, che in grandissima parte si presenta montuoso con solo il 14% della superficie al di sotto dei 1.000 metri di quota, i vigneti si estendono su appena 5.500 ettari, di cui il 98% classificato come DOC. Sono 40 milioni le bottiglie prodotte ogni anno sotto la denominazione Alto Adige DOC e, di queste, circa un terzo prende la via dell’export. Il convegno, tradotto in simultanea in tre lingue, ha visto un focus sui temi più attuali del settore, proprio a partire da una fotografia della viticoltura e della produzione enologica locale offerta da Maximilian Niedermayr, Presidente del Consorzio Vini Alto Adige. “Il nostro Consorzio conta oggi oltre 200 associati ed è la piattaforma che dà voce ai nostri vini e al territorio. Negli ultimi quarant’anni sono stati fatti grandi passi in avanti, ma cerchiamo costantemente di migliorare. Recentemente abbiamo deciso di intraprendere un’iniziativa importante, con un attento lavoro di zonazione che ha portato alla mappatura di 86 aree maggiormente vocate che hanno caratteristiche distintive in Alto Adige. Ma non ci accontentiamo solo di questo: intendiamo compiere un ulteriore passo in avanti per fornire ai nostri associati anche indicazioni sui microclimi e sui terreni più adeguati ad allevare un determinato vitigno. La tendenza che vogliamo perseguire – conclude Niedermayr – è infatti quella di contrastare l’assemblaggio di vini e di ridurre ulteriormente la resa per ettaro nell’ottica di aumentare la qualità del prodotto finale”.

Georg Niedrist, ricercatore dell’Istituto per l’ambiente Alpino Eurac Research ha poi trattato il tema “Estremo normale”, il clima e i cambiamenti climatici nella viticoltura dell’Alto Adige. La relazione ha tra l’altro evidenziato come l’Alto Adige, posizionato nel cuore delle Alpi, sia caratterizzato da microclimi molto differenti nell’arco di pochi chilometri di distanza. In generale, il clima estivo è secco e le precipitazioni annue vanno dai 500 agli 800 millimetri. Ma attenzione: in Alto Adige c’è la stessa varietà di irraggiamento che esiste tra l’Inghilterra meridionale e le zone più torride della Spagna. In un territorio di dimensioni molto contenute, quindi, si trova un gradiente termico estremamente elevato. Per quanto riguarda il futuro, il ricercatore ha messo in luce come i cambiamenti climatici previsti siano già in parte ben evidenti. Rispetto agli Anni Sessanta, sull’arco alpino la temperatura si è alzata di 1,5 gradi centigradi e le previsioni parlano di un ulteriore aumento, compreso tra i 2,5 e i 5 gradi centigradi, entro il 2.100. I maggiori timori per il futuro, dal punto di vista climatico, si possono riassumere in: siccità e caldo torrido (ai quali si può far fronte con una oculata gestione delle risorse idriche), ma anche grandinate e gelate tardive, più complesse da gestire ed arginare. Uno scenario da osservare e monitorare con estrema attenzione, quindi, consci però della presenza in Alto Adige di un potenziale punto di forza, ovvero la possibilità di spostare gradualmente la coltivazione dei vitigni tradizionali verso quote più elevate.

La parola è poi passata a Carlo Ferretti, ricercatore di GIR – Geo Identity Research, che ha portato in primo piano l’aspetto geografico del territorio definendolo “un complesso mosaico, con situazioni uniche e originali”. Sebbene la stragrande maggioranza del territorio sia montuosa e solo lo 0,6% allevato a vite, l’Alto Adige è un territorio vinicolo molto importante e rappresenta un’autentica isola climatica, con basse precipitazioni e rocce di differente natura (oltre 150 rocce madri!), che favoriscono ambienti eterogenei. Abbiamo 26.000 vigneti estremamente dispersi, che in alcuni casi raggiungono i 1.140 metri, con quote, esposizioni al sole, orientamenti e pendenze differenti da cui percepiscono una certa energia. Ecco perché, in Val Venosta, con un terreno metamorfico, abbiamo tannini più “gentili” ed eterei, mentre in zona vulcanica vini dall’acidità più marcata”.

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