Ca’di Rajo , una viticoltura dalle radici antiche

Nel mondo italiano del vino, dove non possiamo dire che le mode e le tendenze, più o meno effimere, non influiscano nelle opzioni di coltivazione e nella produzione di vini, sempre più omologati, c’è chi ha fatto scelte coraggiose.Salvare le Bellussere, metodo di allevamento della vite basato su un sistema a raggi messo a punto dai fratelli Bellussi per combattere la Peronospora alla fine dell’800, è l’impegno dell’azienda Ca’ di Rajo di San Polo di Piave (TV), guidata dalla famiglia Cecchetto.

La volontà di non sradicare viti di oltre 70 anni, nonostante l’impossibilità di meccanizzarne le operazioni di potatura e vendemmia, è  portata avanti con tenacia da Marino Cecchetto, 84 anni, fondatore della cantina oggi guidata dai nipoti Simone, Alessio e Fabio, tutti tre con meno di 30 anni e decisi a combattere la stessa battaglia del nonno in difesa di un metodo di allevamento tipico di quest’area di risorgiva che si snoda lungo le terre del fiume Piave. La bellussera è un antico metodo di allevamento della vite basato su un sistema a raggi: le viti, posizionate a 2,50 metri da terra, vengono disposte a raggio con l’ausilio di cavi di ferro sorretti da un palo dell’altezza di circa 4 metri. Nonostante si tratti un metodo caduto ormai in disuso, Ca’ di Rajo ne preserva con passione la memoria ricavando parte della sua produzione da questi vigneti

Conservare 15 ettari di Bellussera, una forma di impianto che rischia l’estinzione, non è semplice. La viticoltura in questo vigneto si può condurre esclusivamente a mano: la vendemmia si compie a circa 3 metri da terra, sotto le viti disposte a raggiera e lo stesso vale per la potatura. Le operazioni di raccolta delle uve si svolgono grazie a un rimorchio e a un pianale che consentono di raggiungere l’altezza necessaria. La Bellussera, infatti, prevede un sesto di impianto ampio dove pali in legno di circa 4 metri di altezza sono tra loro collegati da fili di ferro disposti a raggi. Ogni palo sostiene 4 viti, alzate circa m. 2.50 da terra, da ciascuna delle quali si formano dei cordoni permanenti che vengono fatti sviluppare inclinati verso l’alto e in diagonale rispetto all’interfilare, formando una raggiera.

Nei 15 ettari a Bellussera Ca’ di Rajo coltiva le varietà Raboso, Glera, Chardonnay, Pinot Bianco, Sauvignon, Verduzzo, Merlot. A queste si aggiungono il Manzoni Rosa, autoctono ormai raro, da cui la cantina di San Polo di Piave produce uno spumante Extra Dry Millesimato e la Marzemina Bianca da cui nasce l’omonimo spumante Brut.  Se le Bellussere rappresentano una tradizione dalle radici antiche, lo stesso Manzoni Rosa firmato Ca’ di Rajo, racchiude in sé un pezzo di storia della viticoltura: questa varietà, infatti, nacque grazie alle sperimentazioni del prof. Manzoni. Le bellussere sono un patrimonio storico da custodire su cui si fonda la memoria della nostra identità e la tipicità di un territorio – spiega Simone Cecchetto, giovane titolare dell’azienda insieme ai fratelli Fabio e Alessio -. Da questi vigneti siamo partiti per costruire la grandezza del nostro futuro”.  

Marzemina Bianca Millesimato Brut è una rarità dalle origini antiche, nella campagna Veneta veniva chiamata “champagna” per la sua freschezza e acidità, per i sentori di agrumi, mela e frutta matura.  Cà di Rajio è l’unica a spumantizzarla, interpretando la sua naturale vocazione e vivacità. “Era lo champagne povero dei contadini della nostra terra- spiega Simone –  noi abbiamo voluto rendergli omaggio esaltandone le caratteristiche e la carica aromatica. Per questo abbiamo scelto di fare una fermentazione unica, partendo direttamente da mosto, che ci consente di ridurre l’ossidazione nel tempo e i solfiti aggiunti. Il risultato è un brut con 6 grammi di residuo zuccherino e profumi intensi.  Anche questo vino nasce da vigneti coltivati a Bellussera”.

Manzoni Rosa Millesimato Extra Dry è un pezzo di storia della viticoltura: questa varietà – con acini rosa – nacque infatti grazie alle sperimentazioni del prof. Manzoni, genetista, che tentò un miglioramento genetico della vite contro le epidemie devastatrici che colpirono i vigneti negli ultimi anni dell’Ottocento. Si tratta di un incrocio tra Traminer e Trebbiano.  Anche questo vino nasce da vigneti coltivati a Bellussera.  Delicato e raffinato, con note fragranti di frutti di bosco, agrumi, rosa passita e albicocca matura questo Extra Dry Millesimato si presenta strutturato con un’ottima armonia tra acidità e zuccheri; sapido, asciutto e vellutato con sentori di frutti di bosco. Il suo retrogusto è armonico e persistente.