Caprai viticoltore in Montefalco: vini bianchi, sostenibilità e genius loci

Marco Caprai, in molti definito il re del Sagrantino, punta oggi sui vitigni bianchi propri dell’Umbria,con la prestigiosa firma di Michel Rolland, l’enologo francese considerato tra i più autorevoli del panorama internazionale o, come lo definisce Marco Caprai,  «il nostro Cristiano Ronaldo», con cui la collaborazione è iniziata 4 anni fa.L’azienda nasce su intuizione dei Arnaldo Caprai, imprenditore nel settore tessile, acquistando nel 1971 una quarantina di ettari nella zona di Montefalco, allora poco conosciuta dal punto di vista enologico. Il figlio Marco ha il merito di aver creato intorno a questa realtà vitivinicola un team di studiosi e giovani enologi con cui elaborare dei vini (grazie a selezione clonale) di Sagrantino, oggi rinomati in tutto il mondo, come la selezione ’93 del Sagrantino di Montefalco (che celebra il venticinquennale dell’azienda).

Nelle ultime cinque edizioni la Guida ai Vini d’Italia edita da Gambero Rosso e Slow Food ha conferito al Sagrantino 25 Anni il prestigioso premio Tre Bicchieri. A questo si aggiungono altri prestigiosi riconoscimenti, tra i quali le super tre stelle della Guida Veronelli e l’Oscar del Vino come Miglior Produttore conferito dall’Associazione Italiana Sommelier. Da molti anni l’azienda Arnaldo Caprai si impegna a valorizzare e a mantenere intatte e vitali le caratteristiche tipiche del territorio di Montefalco, sapendo competere nel tempo in una condizione di sostenibilità. Quella stessa sostenibilità ambientale, economica e sociale che ha trovato piena rappresentazione nel progetto Montefalco 2015: The New Green Revolution, il primo protocollo territoriale di sostenibilità in campo vitivinicolo.

Marco Caprai ha sempre rivolto la sua instancabile opera di valorizzazione della viticoltura dell’Umbria e dei vitigni autoctoni. È il caso del Grechetto, l’uva bianca simbolo dell’Umbria, che Caprai dal 1989 propone con il suo Grecante, un vino di grande personalità e carattere, forse uno dei Grechetto più importanti della regione e di conseguenza d’Italia. Un bianco morbido ed equilibrato, ricco e sfaccettato, lunghissimo, che con l’annata 2016 è riuscito a entrare a pieno titolo nella prestigiosissima Top100 di Wine Spectator.

Il percorso di ricerca e valorizzazione del territorio di Montefalco, che come solo i grandi territori di vino del mondo riesce a coniugare la qualità sia dei vini rossi sia dei vini bianchi, per Caprai è sempre passato anche attraverso la ricerca e la sperimentazione, condotta assieme all’Università di Milano: un lavoro costante che in dall’inizio ha riguardato anche i vitigni internazionali, per capire quali possono esprimere al meglio le loro potenzialità a Montefalco in Umbria, assimilandone peculiarità uniche che solo grazie a questo territorio possono evidenziare.

È il caso dello Chardonnay Umbria Igt e del Sauvignon Umbria Igt: il primo, seducente, fresco,  ricco di sentori di agrumi, di pera e di pesca bianca, con note minerali e delicatamente burrose; il secondo un’esplosione di fiori bianchi, con un tocco di agrumi e delle divertenti note vegetali. Poi c’è l’intensa e raffinata Cuvée Secrète, nata nel 2012 e che ogni anno unisce il meglio della produzione a bacca bianca della cantina di Montefalco in un blend, come dice il nome, assolutamente segreto ma che, oltre al Grechetto, punta a valorizzare a pieno la migliore espressività delle varietà Italiane ed internazionali. A queste quattro etichette oggi si aggiunge anche un Metodo Classico Brut, tutt’altro che l’ennesimo esercizio di stile dettato da obiettivi commerciali. La storia di questa nuova etichetta racchiude in sé – e va anche oltre – tutta la filosofia green che Marco Caprai da anni porta avanti per valorizzare e a mantenere intatte e vitali le caratteristiche tipiche del territorio di Montefalco, sapendo competere nel tempo in una condizione di sostenibilità.

Così, i 2 ettari di vigneti dedicati alla produzione del nuovo Metodo Classico Brut Arnaldo Caprai non sono due ettari qualsiasi. Il progetto, infatti, nasce dall’idea di riambientare un’area estrattiva dislocata verso la dorsale appenninica marchigiana, una porzione di terra  che giova dell’influenza del mare a una quota compresa tra i 500 e gli 800 metri slm,  e  di valorizzazione delle aree interne dell’Appennino tra Umbria e Marche dove, a seguito dei terremoti che le hanno colpite, è in atto un vero e proprio spopolamento che si può combattere solo con nuovi progetti di valorizzazione. 

È qui che Marco Caprai, dopo attenti studi e analisi, ha deciso di impiantare Pinot Nero e Chardonnay e di provare a produrre il suo primo Metodo Classico. Da un progetto con il cuore buono non può che nascere qualcosa di altrettanto bello: e sono così queste bollicine che restano ad affinare sui lievi almeno 20 mesi, 50%Pinot Nero e 50% Chardonnay.

Per i Sagrantino firmati Michel Rolland bisognerà aspettare l’annata 2015 che sarà rilasciata tra qualche mese: «Il Sagrantino – sottolinea Rolland – è un vitigno che ha personalità marcata, ma è possibile educarlo e indirizzarlo. Nel mondo del vino si ha successo quando si è in grado di proporre qualcosa di originale e il Sagrantino ha la capacità di essere unico».

L’obiettivo posto dall’enologo con la cantina Caprai è di rendere questo vino seducente, smussandone le peculiari ruvidità ma preservandone il carattere: un Pigmalione, in grado di modellare e migliorare la personalità dell’allievo Sagrantino, favorendone al contempo le naturali inclinazioni.  All’assaggio, tutto questo appare evidente, sorprende e affascina al contempo.

«Lo scopo è quello di allargare  la schiera di consumatori abituali. Un salto di qualità che può portare “numeri importanti” anche per il turismo – afferma orgoglioso Caprai -. Rolland è l’uomo che conosce meglio di tutti i gusti nel settore dell’enologia. Con lui possiamo davvero puntare a fare del Sagrantino di Montefalco uno dei migliori vini del mondo». www.arnaldocaprai.it

Guido Montaldo