Oltrepò, la Borgogna italiana del vino, cerca il suo Rinascimento

Un Consorzio per tutti. Oggi l’ evoluzione del Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese ha affrontato un giro di boa, che punta al Rinascimento del vino del territorio, partendo dalla qualità, dalla distinzione, dal carattere del suo terroir, ma soprattutto facendo gruppo tra i protagonisti della filiera.

Il Consorzio Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese nasce nella primavera del 1977, con lo scopo di proteggere la Denominazione da ogni contraffazione, far crescere e progredire l’ampia gamma di produzioni enologiche di qualità. L’Oltrepò del vino diventa un faro per l’enologia italiana, cresce la spumantizzazione, grazie all’opera del suo primo presidente, Antonio Giuseppe Denari.

La denominazione Oltrepò è la parte collinare dell’omonima zona situata a sud del Po e attraversa la provincia di Pavia da Ovest a Est. È la terza Denominazione per estensione nel quadro delle Denominazioni italiane. Sulle colline d’Oltrepò si produce il 62% del vino della Lombardia. Una ricchezza potenziale che non trova ancora i giusti riscontri e che deve tenere conto di una storia di duemila anni.

L’Oltrepò sorge lungo l’asse del 45° parallelo che accomuna le grandi zone vinicole mondiali, tra cui la Borgogna, con la quale l’Oltrepò condivide un vitigno affascinante in tutte le sue sfumature: il Pinot nero. In particolare è considerata la latitudine ideale dei grandi vini del mondo.

L’Oltrepò Pavese è quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d’incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale peculiare caratteristica rende l’Oltrepò pavese ricco di culture, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro.

Zone più vocate a vitigni di bacca rossa, si alternano a quelle più idonee alle produzioni di uve bianche. Una ricchezza invidiabile. Valori e variabili che rendono questa terra del vino unica: dove il Pinot Nero trova la sua più frequente collocazione e rispondenza qualitativa nella centrale Valle Scuropasso; la Croatina è ben rappresentata ed organoletticamente espressa al centro e nell’ estremità Est; il Barbera alternato alla Croatina è più presente nelle due vallate occidentali; il Riesling più vocato nei terreni calcarei, è più coltivato nella centrale Valle Coppa.

Il Consorzio opera per coinvolgere il più possibile un numero importante di cantine (piccole, medie o grandi sono circa 1600) e punta a restituire identità e unità ad un territorio per natura diviso e poco propenso ad agire collettivamente.

Lo fa con una nuova direzione, l’arrivo nel 2019 di Carlo Veronese, già direttore del Consorzio Lugana, che ha intrapreso una strada di promozione internazionale e un censimento di tutte le realtà per proporre un metodo e una nuova organizzazione, valorizzando un patrimonio indiscusso, e studiando un progetto di rinnovamento utile se non urgente nel Millennio del vino internazionale.

La produzione enologica dell’Oltrepò pavese a indicazione geografica è suddivisa in: 1 Docg (Oltrepò pavese Metodo Classico), 7 Doc (Bonarda dell’Oltrepò pavese, Buttafuoco dell’Oltrepò pavese, Casteggio, Oltrepò pavese, Oltrepò pavese Pinot grigio, Pinot nero dell’Oltrepò pavese e Sangue di Giuda dell’Oltrepò pavese) e una 1 Igt (Provincia di Pavia). I suoi prodotti sono così trasversali che a tavola dall’antipasto al dolce si può bere “tipicamente” scegliendo un calice d’ eccellenza di Oltrepò!

Varietà e biodiversità sono la ricchezza più grande di questa terra.

Carlo Veronese, direttore del Consorzio

Vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi” – scriveva il geografo Strabone nel 40 a.C. Una storia che va raccontata sulla rotta dei saloni internazionali del vino. E non solo, come sta facendo il Consorzio in un percorso iniziato con Milano Wine Week e Merano Wine Festival 2019, proseguito con Pescara per Spumantitalia 2020, poi Copenaghen, quindi VinExpo -Wine Paris…

Carlo Veronese, apprezzato nel mondo della viticoltura italiana e dell’enologia per avere tutelato, promosso e valorizzato il Lugana in tanti anni di lavoro serio e appassionato, prima come produttore e poi come direttore del consorzio, si è detto entusiasta di questo nuovo incarico.

“Una cosa è certa: quando ho accettato di occuparmi di Oltrepò Pavese ho iniziato a studiarlo a partire dai suoi vini e dalla loro storia nel territorio, spesso rimanendone affascinato. E ho capito che questa ricchezza, che si traduce in biodiversità e in multi varietà di vitigni e di vini – tipici o tradizionali, autoctoni o internazionali – è un punto da cui partire.

Certamente bisogna fare chiarezza e prendere una strada. Cosa che stiamo facendo anche affrontando i primi impegni internazionali di visibilità e di “assaggio” dei vini dell’Oltrepò Pavese. Questa diversità, questa ricchezza, questa possibilità che l’Oltrepò si gioca a differenza di altri territori italiani è interessantissima. Qui tutto viene bene per dirla in parole semplici. Qui il vino si fa da sempre. Per aggiungere un pezzo. Qui c’è la possibilità di partire con un vino “fuoripasto”, iniziare con un vino per l’antipasto, continuare sino al dolce e trovare un vino tipico o della tradizione da abbinare per ogni esigenza.

Una ricchezza che è importante e anche unica. Altra tipicità che mi ha da subito conquistato: un vitigno (e di quelli IMPORTANTI), un’uva, e cinque ( spumante bianco e rosato, bianco, rosato e rosso) vini! Facile da comunicare e da proporre anche per i più esigenti e sto naturalmente parlando di Pinot Nero.

A questo va assolutamente aggiunto un fatto: che qui il Pinot Nero trova una sua espressione massima, caratteristica, precisa, autoctona si potrebbe dire che è un altro valore aggiunto. Ecco perché la sfida per un direttore di consorzio che ha questo patrimonio nelle mani, è molto interessante. Anche difficile, ma di sicuro intrigante.

Ci vuole tempo, ci vuole una strada, come detto, ma ci possono essere grandi soddisfazioni. Che sono in parte già arrivate nei primi contesti internazionali dove talvolta mi sono stupito di vedere la gente stupita.

Pinot Nero, nelle sue diverse declinazioni con il progetto bollicine #Oltrepodocg che non può che essere fondamentale, poi Bonarda (tradizione, tipicità, ecc ), poi Barbera, poi pensando ai bianchi Riesling (strada fantastica da percorrere con appassionati vignaioli che sono determinati anche su questo fronte) e Sangue di Giuda, ma anche Moscato… Insomma siamo nella terra del vino, terra di grandi bianchi con le bolle e no, terra di grandi rossi, della tradizione e per chi ama struttura e invecchiamento. Posso sentirmi meno felice? “

www.consorziovinioltrepo.it #oltrepodivino

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