ONAV Fidelity – Locanda de’ Medici, dove la tradizione familiare nella ristorazione si coniuga alla passione per il vino

C’è un detto a Grosseto: chi viene da fuori prenota alla Locanda de’ Medici, chi è di qui dice “si va a mangiare dal Peccio”, di preciso in Piazza del Popolo 5, all’interno delle mura medievali: qui una scala che sembra quasi scendere nelle segrete pieghe della cittadina porta il visitatore curioso all’ingresso del ristorante enoteca gestito da Leonardo Peccianti, neo patentato assaggiatore Onav dal 2 giugno scorso.

Oste dal garbato accento toscano, anzi maremmano, e parola schietta, per non dire mordace, come ci tiene a specificare nel biglietto da visita, Leonardo si presenta davanti ad un bicchiere di vodka tonic, seduto ad un tavolo del suo locale dalle ampie volte e dalle pareti di cotto a vista, che conferiscono un’atmosfera accogliente quanto raffinata. La sua è una famiglia di ristoratori da ben quattro generazioni: l’avventura inizia nel 1918 con la gestione della mensa dell’Ansaldo, poi con una fiaschetteria in Corso Carducci, per approdare infine al ristorante Maremma, molto noto in zona.

La Locanda de’ Medici si aggiunge quando Leonardo abbandona gli studi di architettura, peraltro – a suo dire – con esiti molto discutibili, e, facendo di necessità virtù, rientra nei ranghi della tradizione familiare: “ se mi chiedono quanti anni ho di esperienza nel settore, afferma orgoglioso, posso solo dire che è da quando sono nato che respiro quest’aria, quindi 42 anni”. Il ristorante viene rilevato dalla sua famiglia da una gestione precedente e si presenta dapprima con una cucina di carne e pesce finchè otto anni fa non si decide di privilegiare la prima, ritornando alle origini come da tradizione maremmana, e di dare briglia sciolta alla vera passione del proprietario, il vino: si amplia così la parte di enoteca, eliminando la carta dei vini, si espongono a scaffale le bottiglie, che toccano ormai le 400 etichette, e si aggiunge la doppia prezzatura, per consumo ed asporto.

Alla Locanda quindi si può non solo degustare ottima cucina locale, come i tortelli fatti a mano al ragù di manzo, ma anche bere bene.
Leonardo infatti è un grande estimatore non solo di vini del territorio, ma anche di Barolo e vini francesi, tuttavia non mancano Gin e superalcolici di qualità; il vero tesoro si trova però nella cantina, ben nascosta dai bagni delle signore, dove Sassicaia, Tignanello, vini di Borgogna e Sauternes fronteggiano Emidio Pepe e Champagnes disposti in bell’ordine o mimetizzati da cassette di legno dalle scritte ingannatrici.

“L’incontro con Onav è stato un matrimonio nato dalla casualità – continua Leonardo – e come in molti avvenimenti della mia vita il caso ha giocato un ruolo importante e ha lasciato un segno: ho deciso di studiare da Assaggiatore per darmi u po’ più di disciplina; di bottiglie ne ho aperte tante, non mi vedrete mai roteare il bicchiere mille volte, a me il vino piace e mi piace bere: Onav mi ha insegnato quei piccoli segreti che fanno dell’appassionato empirico un assaggiatore con metodo e spirito critico”. L’apporto di Leonardo a Onav è stato d’altro canto di suggerire un corso pomeridiano, come fanno le associazioni professionali e il primo nella storia dell’associazione, per favorire la partecipazione di ristoratori e operatori del settore, per dare loro una formazione più consapevole e approfondita in campo vinicolo, a vantaggio del consumatore.

Nonostante lui stesso si definisca “un personaggio vulcanico, senza mezzi termini né pazienza, che o si ama o si odia” Leonardo sembra svolgere un ruolo importante nel mondo non solo della ristorazione nell’area grossetana, perpetuando la tradizione familiare e arricchendola con il proprio apporto personale. Tuttavia, in quanto oste mordace e figlio della sua Maremma, egli confida infine un segreto di famiglia a congedo dei propri ospiti, raccontando in tono affettuosamente ironico l’aneddoto della cavalla del bisnonno Peccianti: “era l’attrazione del paese, soprattutto dei bambini, e, sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, tornava alla stalla da sola, fedele al proprio padrone; ma in particolare, ai tempi del ventennio, faceva da mezzo di trasporto in occasioni speciali come nel caso delle belle signorine che dalla stazione ferroviaria andavano a lavorare nella casa di tolleranza locale. Così i Grossetani nelle osterie, non potendo brindare esplicitamente alle ragazze, sollevavano i bicchieri colmi di vino in onore della cavalla del Peccianti”. http://www.locandademedici.it
Una storia di altri tempi che non si può non ascoltare con un sorriso divertito e forse una punta di nostalgia di una Maremma che non c’è più.

Vittoria Rosapane