E chi più di Albino può sentire nel cuore il desiderio di preservare questa terra e tutto ciò che concorre a renderla unica e distinguibile? Una passione che, oltre trent’anni fa, si trasforma in un lavoro lungo e caparbio – così come, bisogna dirlo, impone la sua vera natura di “trentino doc” – di recupero delle varietà autoctone ancestrali della valle, tradizionalmente usate nei tagli e che tra gli anni ’60 e ‘80 sono state progressivamente abbandonate rischiando l’estinzione, a causa della forte domanda di vitigni più produttivi e redditizi – quelli “internazionali” – che presero sempre più piede portando a un vero e proprio cambiamento del territorio.
Grazie a questo lavoro magistrale e coraggioso di “ritorno alle origini”, oggi possiamo apprezzare in purezza vini della tradizione locale, provenienti da sole uve indigene – come il Casetta, “Foja Tonda” in dialetto (riconosciuto dal 2007 D.O.C. Valdadige TerradeiForti) o, ancora, il Nera dei Baisi – che Armani alleva nella sua “Conservatoria”, un vigneto che costeggia la cantina di Dolcè. Qui è raccolta una collezione di 13 “vitigni reliquia” appartenuti al patrimonio ampelografico della Vallagarina trentina e veneta e sulle quali, grazie alla collaborazione della la Fondazione Mach di San Michele all’Adige, ogni anno vengono portati avanti studi, ricerche, selezioni e sperimentazioni di micro-vinificazione.

