Settembre Rotaliano. Alla scoperta del Teroldego

Il Teroldego Rotaliano doc è il vino rosso più importante dell’enologia trentina. L’appellativo di vino “principe” dei vini trentini non è un’esagerazione. Parente di secondo grado con il progenitore di nunerosi vitigni europei, il Pinot Nero. Madre del Marzemino (di cui ancora non si conosce il padre) e del Lagrein in combinazione con la Schiava. Largamente utilizzato nel secondo dopoguerra presso l’Istituto Agrario di San Michele dal genetista Rebo Rigotti per i suoi  incroci più riusciti, dal Rebo, al Gosen, al Sennen, utilizzando come secondo genitore vitigni “internazionali” come il Merlot e il Carménère.

Nuovamente alla base di alcuni nuovi incroci resistenti alla botrite creati recentemente dalla Fondazione Mach e registrati nel 2014 come lo SMA Eco 1 ed Eco 2 (entrambi da un incrocio Teroldego x Lagrein); come pure utilizzato dalla Fondazione Mach in altri incroci con vitigni importanti come il Sangiovese o il Primitivo, in attesa di registrazione. Nell’ambito della manifestazione Settembre Rotaliano. Alla scoperta del Teroldego, Onav Trento ha organizzato una serata condotta dall’enologo Paolo Malfer e dal delegato Luca Miorandi con la partecipazione di alcuni produttori, dedicata a questa doc, con l’obiettivo di evidenziarne e far conoscere le tante potenzialità.

Ad iniziare dalle versioni in rosato (o kretzer alla tedesca) con due campioni: il Rosato 2018, floreale di media struttura, di Marco Donati e il Kretzer 2018 di De Vescovi Ulzbach, di buona alcolicità e corpo, entrambi di Mezzocorona. Il Teroldego è caratterizzato da ricchezza di antociani e buon corredo di polifenoli che ne garantiscono una tenuta nel tempo. Una macerazione relativamente breve che limiti l’estrazione dei tannini permette di ottenere un vino di pronta beva senza tuttavia dover rinunciare alla materia colorante. Come i partecipanti all’incontro hanno potuto apprezzare nei due campioni del 2018: Le Albere di Roberto Zeni Maso Nero e il campione della Fondazione Mach, entrambi di San Michele all’Adige.

Per l’annata 2017 sono stati invece proposti due Teroldego provenienti da Mezzocorona. Il primo della cantina Betta Luigino e il secondo della cantina Elio Endrizzi. I due vini interpretano al meglio la tipicità del Teroldego Rotaliano, con buona struttura e con evidenti sentori di piccoli frutti, soprattutto fragoline di bosco. L’ottima annata 2016 ha visto come interpreti il Superiore della cantina Gaierhof di Roverè della Luna, vanigliato all’olfatto e di buon corpo; e la Riserva Diedri della cantina Dorigati di Mezzocorona, al naso dotato di una complessità importante e in bocca decisamente armonico.

A riprova di come il Teroldego Rotaliano doc possa mantenersi perfettamente in forma anche dopo alcuni anni dalla vendemmia, sono stati proposti due assaggi del 2013: il Dannato della cantina Redondel di Mezzolombardo, complesso, sapido e con note spiccate di liquirizia; e il Mezzocorona Nos Riserva della cantina Nosio-Rotari Gruppo Mezzacorona, di ottima struttura, equilibrato e buona persistenza. A chiusura di questa rapida carrellata temporale il Clesurae 2012 della cantina Rotaliana di Mezzolombardo, una cantina che lavora soprattutto uve Teroldego, conferite dai quasi 300 soci: un vino intenso e complesso al naso e in bocca, dove l’uso della barrique si avverte senza sovrastare, dalla lunga persistenza e in grado di reggere il confronto con le migliori interpretazioni dei rossi internazionali.

Da vini rosati da degustare freschi, ma in ogni caso di buon corpo, a vini più complessi con un corredo polifenolico importante: la versatilità di un grande vino, il Teroldego Rotaliano doc.

Gianfranco Betta