Az. Agr. Cortese: rigore trentino e passione siciliana

Il vino dopo il coronavirus, le cantine si preparano con nuovi progetti e strategie.

C’è tutto il rispetto di chi giunge da lontano e ama una terra come se fosse stata da sempre la sua, nella filosofia di Stefano e Marina Girelli, fratelli trentini attivi da tre generazioni nel mondo del vino, che hanno fatto della Sicilia la loro seconda patria “enologica”.

Hanno accarezzato il sogno di trovare un’azienda agricola in quest’isola sin dal 2001 e lo hanno realizzato a partire dal 2010, prima con l’acquisizione di Santa Tresa, e poi, nel 2016, con l’az. Agr. Cortese, due tenute ubicate a Vittoria, nel meraviglioso entroterra ragusano, a poca distanza dal mare. Due realtà situate a 8 chilometri una dall’altra ma che sono profondamente diverse tra loro per terroir.

Cortese è una storica realtà di piccole dimensioni, da sempre votata alla viticoltura biologica e alla biodiversità: così Girelli ha trovato «un patrimonio straordinario di genotipi così diversi tra loro, vitigni incredibili, rinati. Ogni lembo di terra deve avere la possibilità di produrre a reagire secondo i propri ritmi, ed esprimersi nella sua unicità. Questa è l’essenza della biodiversità».

In questo contesto, le viti sono solo una parte del tutto. Dalla formica alla volpe, dai mandorli agli ulivi, ogni organismo e ogni pianta fa parte dell’ecosistema di Cortese e contribuisce all’unicità dei suoi vini. Con una certezza: «I vini siciliani hanno bisogno di tempo, tecniche tradizionali e tecnologia contemporanea».

Terroir

La tenuta, con vigne di età compresa tra i 14 e i 25 anni, si estende su 14 ha a Vittoria, nel meraviglioso entroterra ragusano, a circa 20 km dal mare. Troppo lontana dalla costa perché tra i filari giunga quello che Camilleri definiva «U scrusciu du mari», abbastanza vicina per godere di un microclima unico.

«Il pomeriggio spira sempre una brezza molto importante per i nostri vigneti, che asciuga ogni traccia di umidità – spiega Stefano Girelli -. Questa è una grande fortuna perché le estati a Vittoria sono torride, con temperature che raggiungono picchi di 43-45°C. Essendoci però un clima secco e ventilato, l’acclimatamento delle viti e dell’ecosistema è molto buono, grazie anche ad una discreta escursione termica tra giorno e notte».

Oltre a questo, a fare la differenza, c’è il terroir ovvero ciò che Stefano Girelli definisce come «la parte predominante dei vini firmati Cortese». La parte superficiale dei suoli è composta da un terreno smosso abbastanza calcareo: uno strato di circa 40 cm con un buon scheletro e una consistente quantità di argilla, ricco di minerali e ph subalcalino con efficiente permeabilità; segue uno strato abbastanza profondo di calcarenite, roccia sedimentaria molto dura, caratterizzata da una certa fragilità alle radici.

Un patrimonio inestimabile che ha dato ulteriore linfa alla visione dei fratelli Girelli che hanno intuito, da subito, che il potenziale per produrre vini biologici di qualità era enorme.

«Biologico significa vini con una forte identità locale, con radici profonde; biologico consente una nuova e chiara espressione del terroir, ci dà la possibilità di creare vini che sono in perfetta armonia con la natura – spiega Stefano Girelli».

Sostenibilità ma anche biodiversità

Parlare di natura per Stefano Girelli è un’ovvietà: «Siamo prima di tutto viticoltori, la natura è la nostra materia prima principale, il suo rispetto è un principio che non andrebbe nemmeno messo in discussione. A Cortese siamo molto più che biologici, si tratta di una mentalità, è il nostro modo di vivere».

In vigna si preferisce attendere piuttosto che forzare. Una scelta che si sta rivelando vincente: «Suolo, sole, clima: con tutte le sue difficoltà, la Sicilia è, e resta un giardino capace di generare i migliori frutti – afferma Girelli -. Il Ragusano è un territorio primitivo, capace di resistere, adattarsi e rinnovarsi. Vergine alle logiche di appiattimento della diversità portate dallo sfruttamento intensivo, un suolo che parla una sua lingua unica».

All’interno dei 14 ha vitati di Cortese, il terroir varia a pochi metri di distanza, espressione di un’essenza comune, che i fratelli trentini amano definire «un caleidoscopio di termini e possibilità che si esprimono in maniera sempre diversa».

Entro i confini della tenuta – situata in contrada Sabuci (da cui il nome del Cerasuolo di Vittoria prodotto dall’azienda) – convive uno straordinario patrimonio di genotipi diversi tra loro e la selezione massale aiuta le piante a migliorare in funzione del loro adattamento al territorio. È per questo che Cortese ha detto «no» alla standardizzazione: nessun intervento chimico per alterare le caratteristiche del terreno o per accelerarne i tempi di recupero.

La visione di Cortese, dunque, si spinge oltre le certificazioni. La cantina siciliana ha abolito ogni forma di intervento chimico in vigna, utilizzando esclusivamente metodi di fertilizzazione naturale, rispettosi dell’ecosistema, come il favino (prodotto in autonomia). A questo si affianca il recupero di tecniche di coltura tradizionale, elaborate sul territorio quando essere bio non era una scelta bensì l’unica opzione possibile.

Persino le avversità concorrono a mantenere un equilibrio naturale che permette alle vigne di crescere forti e sane e di difendersi senza interventi chimici invasivi di alcun tipo. Una sostenibilità a 360 gradi: l’azienda utilizza solo l’acqua della diga e non i pozzi esistenti per evitare di impoverire le falde acquifere; pratica la confusione sessuale e altre misure green.

La tenuta è un ambiente in cui le viti sono solo una parte del tutto. Un equilibrio perfetto a cui contribuisce un team fatto di giovani risorse e persone che rappresentano la memoria storica, mettendo a servizio dell’azienda professionalità ed esperienza. Caratteristiche che accomunano i due enologi dell’azienda le cui origini contribuiscono a rendere Cortese un’azienda capace di unire visioni diverse: all’enologo trentino Mattia Giacomelli (resident) si affianca infatti il consulente toscano Stefano Chioccioli.

Le anfore e l’esperienza trentina

Mettersi in discussione per Stefano e Marina Girelli è fondamentale: «L’intenzione – spiegano – è quella di calarsi profondamente negli usi e costumi locali per interpretarli con una chiave di conoscenza di un territorio un po’ più vasto. Ecco perché lo stile dei nostri vini siciliani è diverso da quello tradizionale ma sempre nel rispetto della tipicità e della storia vitivinicola di questo territorio».

L’area attorno a Cortese venne infatti fortemente influenzata dagli antichi Greci che avevano uno dei loro insediamenti più importanti a Kamarina. Un’eredità culturale che i Girelli hanno voluto valorizzare attraverso il recupero di antiche tecniche di vinificazione, come la fermentazione in orcio di terracotta utilizzata per la produzione di uno dei vini di punta, il Sabuci Cerasuolo di Vittoria Classico Docg.

Etichette, tutte biologiche

Tutti i vini firmati Cortese sono frutto di una costante ricerca che prevede il rispetto dei ritmi della natura, metodi di fertilizzazione naturale, recupero di tecniche di coltura tradizionale e la tutela della biodiversità. Rigore e qualità che ispirano ogni fase della produzione. Nel calice il terroir si esprime insieme a suggestioni che si alternano vivacemente, sorso dopo sorso: i colori sgargianti delle estati siciliane, i profumi dei campi di arance, le limonaie, le stradine assolate che sanno di erbe aromatiche ma anche spezie e frutti rossi. La cantina produce sei etichette, divise in due linee: La selezione, composta dal bianco Vanedda, dal Cerasuolo di Vittoria Sabuci e dal Nero d’Avola Senia, e Nostru che comprende un Catarratto Lucido, un Carricante e un Nerello Mascalese.

Guido Montaldo