Si rinnova in Guido Berlucchi il rito antico e modernissimo della vendemmia,

Guido Berlucchi, azienda pioniera del metodo classico italiano e primo produttore del territorio Franciacortino, dà inizio alla vendemmia 2019 tra i dorati filari di Chardonnay del vigneto “Spina” a Cologne (BS). Come ogni anno, dal 1961, si rinnova in Guido Berlucchi il rito antico e modernissimo della vendemmia, con le grandi sfide della qualità, del cambiamento climatico e della “responsabilità” imprenditoriale di rappresentare un territorio di eccellenza enologica italiana nel mondo.

Secondo Arturo Ziliani, Amministratore Delegato ed enologo dell’azienda, l’andamento della stagione 2019 si è presentato come: “un’annata caratterizzata da un maggio straordinariamente piovoso che ha causato fenomeni estesi di colatura fiorale, con una conseguente riduzione della quantità d’uva in pianta e un ritardo nella fioritura. I siccitosi mesi estivi hanno poi dato spazio a sporadiche piogge nelle ultime settimane, grazie alle quali si è lentamente raggiunta una piena e soddisfacente maturazione delle uve. Le forti escursioni termiche hanno poi contribuito a fissare molti profumi ed aromi all’interno degli acini, fondamentale requisito per un’annata di qualità.”

Il lavoro appena iniziato in vigna è stato preceduto da campionamenti minuziosi – con la raccolta selettiva di singoli acini all’interno di ogni filare – in modo da ottenere uno “spettro” veramente rappresentativo di ciascun vigneto. Questi hanno evidenziato livelli di maturazione ben differenziati da vigna a vigna, elemento fondamentale per poter gestire con attenzione e cura la raccolta di ogni appezzamento nella giusta tempistica e all’apice del suo equilibrio di maturazione.

“E’ proprio grazie alla gestione scrupolosa di questa delicata fase” continua Arturo Ziliani “che è possibile ottenere, nei vigneti più vocati della proprietà, mosti di altissima qualità che diverranno la perfetta base per i nostri esclusivi Franciacorta millesimati, ottenuti senza l’aggiunta di sciroppo di dosaggio, che divengono perfetti testimoni della qualità del territorio. Un microclima unico, quello della Franciacorta, che unito alle premurose cure in campo ed all’esperienza nella lavorazione delle uve e dei mosti permette di ottenere un perfetto equilibrio tra acidità, morbidezza e struttura a dosaggio zero.”

“Sono moderatamente ottimista su questa annata, ma certamente è sempre più pressante la necessità di acquisire tecniche e pratiche agronomiche che permettano di contrastare l’evidente mutazione del clima – e di combinare queste con la sensibilità e l’esperienza di una grande squadra di talentuosi professionisti collaboratori come quelli che abbiamo in azienda – per ottenere la massima qualità”.