Tempo di vendemmia, tra sicurezze e imprevedibilità

Ogni anno di questi tempi ci accorgiamo che rischiamo di ripetere le stesse cose e di trovarci ancora, e di nuovo, meravigliati rispetto alla straordinarietà degli eventi, soprattutto metereologici, in questo caso. Ma siamo veramente sicuri che una volta, quante volte sentiamo ripetere.. una volta…., tutto procedeva nel segno della normalità?

Cosa è la normalità? Ci stupiamo che le viti in alcuni anni si ammalano più che in altri? Ci stupiamo che pioggia e siccità non ci avvisino? Ci meravigliamo che la grandine possa compromettere il lavoro di tutto un anno se non di più? Eppure oggi abbiamo molti, e più potenti, strumenti di difesa rispetto al passato. Conoscenze dei meccanismi di infezione dei patogeni, previsioni abbastanza precise e di medio periodo sugli andamenti meteo, assicurazioni contro gli eventi atmosferici dannosi… 

Non è forse che stiamo perdendo l’abitudine verso le anomalie, che vorremmo che tutto si svolgesse sempre secondo i nostri desideri? Pigiamo un interruttore e l’uva matura, perfetta, sempre annate bellissime: abbondanti, cariche di zuccheri e con ottimi contenuti acidici, perfetta maturazione fenolica, aromi alle stelle. Non è così. La qualità del vignaiolo sta nella sua capacità di interpretare le annate, di saper adeguare le sue azioni in vigna prevedendo le esigenze delle viti. La qualità dell’enologo sta nella sua capacità di scegliere il momento della vendemmia, di saper immaginare l’uva in bottiglia. La più grande soddisfazione per un vignaiolo/enologo è di constatare che ha “sentito” l’uva, assaggiando il vino che produce. 

E allora cosa sarà di questo 2019 che era iniziato freddo e tardivo e poi ha visto un inizio estate caldissimo? Quasi in tutta Italia parlavamo di una vendemmia che sarebbe stata tardiva come … una volta…. quando i nonni dicevano che raccoglievano l’uva: per la Franciacorta, una delle prime zone a raccogliere l’uva, si immaginava di iniziare alla fine di agosto, in Toscana dopo la 1/2 di settembre. La fioritura era stata molto tardiva e si sa che da quel momento in poi il periodo per portare l’uva a maturazione è molto controllato dalla genetica della varietà. Ma chi avrebbe pensato ad un luglio così arso e cocente? Anche la genetica si è adeguata e le viti, che godevano di ottime risorse idriche per le abbondanti piogge primaverili, hanno iniziato a correre, a recuperare il tempo perduto.

Il caldo estremo nella maggior parte dei casi non le ha stressate: germogli verdissimi hanno iniziato a crescere a vista d’occhio e dopo l’allegagione gli acini hanno iniziato a gonfiarsi velocemente. La prechiusura grappoli ci dava già informazioni su come saremmo arrivati in vendemmia. Il risultato è una vendemmia nei tempi normali, 7-10 giorni dopo la 2018, più o meno, volendo fare una forzata generalizzazione. Grappoli pieni e turgidi ma forse in minore quantità ma questo dipenderà molto da questi ultimi giorni di preparazione alla vendemmia. Come sempre questi sono i giorni decisivi, i giorni in cui chi lavora in vigna sta sulle spine, non sapendo se augurarsi una corsa verso la vendemmia oppure un calmo avvicinamento ad essa. Considerando tutti gli antefatti credo dovremmo essere ottimisti: il 2019 dovrebbe dare belle soddisfazioni. Per chi ha subito gravi danni dai temporali e tempeste agostani serbiamo un dispiacere immenso ma nella media questa vendemmia sarà molto interessante.

Molto dipenderà non tanto dalla famosa maturazione fenolica ma dagli equilibri acidici che le uve avranno alla raccolta: quanto potassio avranno assorbito, quanto tartarico sarà compromesso, quanto malico bruciato dal caldo? E chi ha già la soluzione e la risposta che mago sia!!!

Francesco Iacono, direttore nazionale ONAV