Viticoltura tra archeologia, storia e natura.

Dall’isola di Mozia, con i primi grappoli raccolti nella Tenuta Whitaker, è iniziata la vendemmia Tasca d’Almerita 2019. “Un vero e proprio museo all’aperto dove vigna e rovine convivono, creando un ecosistema unico e affascinante. Da qui, agli inizi del Novecento è ripartita la viticoltura siciliana dopo l’infezione della fillossera – spiega Alberto Tasca – qui è stato probabilmente impiantato il primo vigneto sperimentale di una varietà, ibrido di Catarratto e Zibibbo, che successivamente verrà battezzata con il nome “italianizzato” di Grillo (dal siciliano antico “ariddu”, frutto con un solo seme).

Dopo la vendemmia, seguita da un primo viaggio in barche a fondo piatto, il raccolto viene trasportato a Regaleali, la nostra tenuta madre. Ed è qui che, vendemmia dopo vendemmia, cerchiamo di raccontare in questo vino il mare, le Saline, l’isola di Mozia”. Una vendemmia che racconta la storia di due famiglie, che incrocia cultura e viticultura. Al centro della riserva naturale dello Stagnone di Marsala, sull’isola di Mozia, Tasca d’Almerita ha iniziato la raccolta del Grillo. Qui i destini di due famiglie, Whitaker e Tasca, si sono intrecciati nella cornice di un ecosistema unico, dove il fascino dell’archeologia accompagna un vino ricco di storia.

L’isola oggi ormai disabitata, vanta un microclima particolare in cui il vitigno Grillo esprime tutta la sua forza vitale. Durante le ultime e recenti campagne di scavi numerosi vinaccioli sono stati ritrovati negli strati più antichi della colonia fenicia: lo studio di questi reperti rivela il ruolo di questa “bevanda” nella società e nella cultura dei “Fenici d’Occidente”. Dal 2007, la Fondazione Whitaker (custodi dell’isola dal 1940) ha affidato ad Alberto Tasca la realizzazione di un progetto per la promozione e il recupero dei vigneti storici di Grillo sull’isola di Mozia:oggi sono in produzione dodici ettari di vigna; il terreno è sabbioso, di origine marina, molto drenante.

La coltivazione ad alberello è l’unica forma di allevamento possibile poiché il suo modesto sviluppo aereo richiede meno risorse idriche rispetto ad altri sistemi colturali (l’isola non dispone di acqua per l’irrigazione). Le viti sono allevate con una potatura alla marsalese, che consiste nell’intrecciare due lunghi tralci per formare una coppia di piccoli archi, che protegge l’uva dai venti marini e dal sole. Le uve vengono raccolte all’alba e immediatamente trasferite sulla terraferma con piccole imbarcazioni a fondo piatto che attraversano lo Stagnone fino alla costa: qui le attendono camion refrigerati a bordo dei quali viaggiano fino alla Tenuta Regaleali.